Color Cioccolato
Il cioccolato è un dono degli dèi agli uomini.
C’era un tempo, lontanissimo, in cui solo agli dèi erano noti il potere e la delizia del cioccolato, fino a che un antico eroe non ne rubò il segreto, e lo portò agli uomini: era Prometeo, e il suo dono non era il fuoco. No, no. Era il cioccolato.
Lo prese direttamente dalla mensa degli dei olimpi, ed essi non se ne accorsero (non subito, almeno).
Prometeo fuggì per cime e cieli, mari e fiumi precipitosi, e seminò il cioccolato in molte terre degli uomini, perché vi fiorisse assieme agli altri doni della natura, e fosse per loro quello che era: un cibo che nutre direttamente l’anima.
Una di queste terre era la Calabria, e la sua punta con la quale sfiora l’acqua dello Stretto.
La Signora del Cioccolato lavora giorno e notte nel suo piccolo laboratorio vicino al lungomare reggino, dove si raccoglie la voce e il profumo dei venti dello Stretto. I venti portano brividi d’agrumi, l’aroma bianco delle mandorle, il colore dolce delle mele cotogne. I venti portano direttamente i fruscìi di foglie dei boschi aspromontani, dove le castagne dalla buccia lucida maturano nei ricci, le nocciole si nascondono nei gusci profumati, le noci raccolgono il respiro antico della terra.
Viali di foglie rosse, pergolati di limoni in fiore, pigne gravide di pinoliaromatici, pupe di marzapane, stecche di torrone caramellato, rocce tirreniche, morbidezze ioniche: tutta la Calabria viene raccontata, cioccolatino per cioccolatino. Ed è impossibile non dare ad essi i nomi degli dèi antichi che ancora vivono nell’aria, nell’acqua e nei nomi del Sud.
Si ringrazia Anna Mallamo per la stesura dei testi e Gail Mitchell per la traduzione in inglese
Color Cioccolato di Cristina Quattrone
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